TERAPIA IPERBARICA

La Camera Iperbarica è un ambiente pressurizzabile con aria e/o miscela tale da aumentare la pressione interna in modo controllabile, di spessore tale da sopportare pressioni superiori a quelle di esercizio e adibita ad alloggiare persone.
La camera iperbarica può essere fissa e mobile, monoposto e pluriposto.
La Camera Iperbarica risponde alla definizione dei dispositivi di tipo IIb ed ugualmente si trovano inquadrate nella direttiva CEE del 14.06.1993 relative ai presidi medici.
La Camera Iperbarica deve essere di dimensione tale da consentire la permanenza di un paziente barellato con possibilità di assistenza da parte del personale idoneo e deve, inoltre, essere dotata di un ambiente riservato all'accesso rapido del personale sanitario.
Il trattamento iperbarico è una terapia che tende a sfruttare la pressione come elemento terapeutico fino ad un massimo di 6 ATA in cui viene eseguita la somministrazione per via inalatoria di ossigeno al 100% o di miscela He/O2 o di N2/O2 per pressioni terapeutiche superiori a 2.8 ATA.
Si intende per Ossigenoterapia (OTI) la somministrazione per via inalatoria di Ossigeno al 100% ad una pressione superiore a quella ambiente fino ad un massimo di 2.8 ATA per un tempo non inferiore a 60 minuti.

CENNI STORICI DELL'OSSIGENOTERAPIA IPERBARICA

La terapia iperbarica nasce nel 1955 con gli esperimenti clinici del Dr. Churchill-Davidson di Londra.
Nel 1956 furono pubblicati i primi rapporti sull'uso dell'ossigenoterapia iperbarica (OTI) da parte del Prof. Boerema, illustre chirurgo e fisiologo di Amsterdam, che pubblicò con i suoi collaboratori un articolo "Life Without Blood" che forniva il razionale per l'ossigeno iperbarico.
Il Prof. Boerema, infatti, fu il primo a sperimentare le basi fisiologiche dell'ossigeno iperbarico mettendo in camera iperbarica dei maiali privi di globuli rossi. Gli Autori osservarono che i maiali riuscivano a sopravvivere se sottoposti a respirazione di ossigeno puro a tre atmosfere di pressione.
Nel 1963 fu effettuato ad Amsterdam il primo Congresso internazionale di ossigenoterapia iperbarica, organizzato dal prof. Boerema e collaboratori, che hanno il merito di aver introdotto la pratica di somministrare l'ossigeno a pazienti in condizioni iperbariche. Negli anni è60 furono costruite molte camere ad uso clinico di grandezza tale (volume) da poter eseguire anche interventi chirurgici, e contemporaneamente alcune camere iperbariche lavorative subacquee furono allestite per uso clinico.
Intorno la metà degli anni 70 iniziarono attivamente studi e ricerche di laboratorio e cliniche rivolte a stabilire la rilevanza scientifica dell'azione farmacologica dell'ossigeno sia in condizioni normobariche che iperbariche e codificare le indicazioni terapeutiche.

COSA E'

L'Ossigenazione Iperbarica e' una terapia sistemica e non locale, incruenta, basata sulla respirazione di Ossigeno puro (Fi O2 = 1) (ossigeno al 100%) a pressioni superiori a quella atmosferica attuata con l'utilizzo di camere iperbariche pressurizzate ad aria.

FISIOLOGIA DELL'OSSIGENO

Il meccanismo di azione dell'ossigeno iperbarico deriva dall'applicazione di leggi fisiche dei gas (legge di Boille-Mariotte, Henry, Dalton) che ne regolano l'assorbimento e la diffusione tessutale e dai principi di fisiologia dell'Ossigeno fino alla sua applicazione nel campo della farmacologia.
La somministrazione di Ossigeno, infatti, si basa sul principio della solubilità di un gas sciolto in un fluido, il gas nel nostro caso è rappresentato dall'O2 ed il fluido è il sangue.
La legge di Henry afferma che la quantità di un gas che si discioglie in un liquido è direttamente proporzionale alla pressione che il gas esercita sulla superficie del liquido e dal suo coefficiente di solubilità.
Un soggetto, all'attuale pressione ambiente (760 mmHg o 1 ATA) respira aria formata da O2 al 21% e N2 al 79% (Tab.1).
L'ossigeno in condizioni normali e alla pressione normobarica è trasportato dai globuli rossi legato all'emoglobina per il 97%. E' noto dalla fisiologia che un grammo di Hb trasporta 1.34 ml di O2 per 100 cc di sangue e che la quantità di Hb trasportata in 100 cc di sangue è di 15 grammi, si può affermare, quindi, che la quantità di O2 trasportato dai Globuli Rossi è di 19.7 ml per 100 cc di sangue, mentre la quantità di O2 fisicamente disciolto nel plasma è di 0.32 ml. per 100 cc di sangue (Tab.2).
In condizioni normobariche la respirazione di ossigeno al 100% (FiO2=1) determina variazioni minime dell'ossigeno legato all'emoglobina che passa da valori di 19.7 a 20.1 ml per 100 cc di sangue, mentre la quota di O2 disciolta nel plasma passa da 0.32 a 2.09 ml per 100 cc di sangue (Tab. 1)
In condizioni Iperbariche, alla pressione di 2.0-2.8 ATA, la respirazione di ossigeno al 100% (FiO2 =1) determina un aumento delle pressioni parziali dell' ossigeno fino ad arrivare a valori di 1560-2280 mmHg.
Per la legge di Henry l'O2 legato all'emoglobina in condizioni iperbariche non subisce variazioni, mentre la quota libera nel plasma ha un notevole incremento passando da 0.32 ml. per 100 cc. di sangue a 6ml.per 100 cc di sangue (Tab 2)
Tale quantità di ossigeno è sufficiente a soddisfare le richieste metaboliche cellulari determinandone una "rianimazione tessutale" indipendentemente dal contenuto di ossigeno legato all'emoglobina. E' questo il meccanismo principale sul quale agisce l'ossigeno iperbarico. L'Ossigenazione tessutale e' pertanto mantenuta anche in condizioni di alterato trasporto dell'O2 legato all'Emoglobina.

RAZIONALE DELL'OSSIGENO IPERBARICO

L' efficacia del trattamento iperbarico dipende essenzialmente da due fattori:

  • Aumento della pressione barometrica
  • Aumento della pressione parziale dell' O2
L' Ossigeno disciolto è utilizzato in tre circostanze:
  • Difetto circolatorio di origine "di trasporto" sostituendosi al trasporto dell'Ossigeno per mezzo dell' emoglobina quando è in difetto o per mancanza (anemia) o per incapacità funzionale (intossicazione da monossido di carbonio)
  • Difetto circolatorio di origine "ischemico" ripristinando la diffusione dell'Ossigeno dai capillari alle cellule quando è ostacolata o diminuita la perfusione ematica (ischemia)
  • Deficit circolatorio di origine "edematosa" per ispessimento dei mezzi di transito (edema di qualunque natura, membrane piogene, cerebrale midollare e tessutale)
Tale meccanismo determina l'aumento della pressione parziale di ossigeno (PO2) che si esplica con diverse modalità:
  • Maggiore Disponibilità di Ossigeno in Periferia
  • Nutrire le zone carenti di ossigeno (ipossia) e determinare la ripresa di funzioni dipendenti da precisi "range" terapeutici
  • Effetto Farmacologico dell'Ossigeno
  • sulle cellule ed i loro componenti
  • su alcuni germi patogeni
In particolare l'azione farmacologica dell'ossigeno determina:
  • Attività sui processi riparativi
  • Azione di stimolazione osteogenico
  • Attività battericida e/o batteriostatica
  • Azione sul circolo arterioso e venoso
  • Ripristino del substrato biochimico prima insufficiente
  • Rianimazione tessutale
  • Tossicità

INDICAZIONE ALL'OSSIGENO TERAPIA IPERBARICA

Le indicazioni cliniche all'ossigenoterapia iperbarica si basano sull'analisi della letteratura scientifica ed in particolare su quanto emerso nei documenti della SIAARTI (Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva), dalla SIMSI ( Società di medicina Subacquea ed Iperbarica) Documento della UHMS ( Undersea and Hyperbaric Medical Society) Committee Report Documenti delle Consensus Conference dell'ECHM (European Committee for Hyperbaric Medicine).
Il Comitato Europeo per la Terapia Iperbarica è impegnato, insieme alle Società Scientifiche nazionali , a migliorare le conoscenze, le qualità e gli scambi culturali; inoltre, promuovere idee e programmi di ricerca e armonizzare indicazioni e protocolli operativi.

  • Malattia da decompressione
  • Embolia gassosa arteriosa
  • Gangrena gassosa da clostridi
  • Intossicazione da monossido di carbonio
  • Sindrome da schiacciamento (crush sindrome)
  • Gangrena umida nei diabetici
  • Infezioni da flora batterica mista
  • Trapianti o lesioni chirurgiche a rischio
  • Sordità improvvisa
  • Fratture a rischio con deficit di consolidamento
  • Algodistrofie post traumatiche e necrosi asettica
  • Osteomielite
  • Radionecrosi tissutale
  • Patologie oculari

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